L’arcivampiro guardò la schiera dei vampiri che si accalcava fuori dal grigio.
«Ci fu un tempo» disse infine «un tempo lontano di cui non restano che rovine, in cui alcuni della mia stirpe soggiogarono gli uomini, spingendoli a costruire per loro abitazioni grandi come montagne e a sacrificare il sangue delle vittime alla loro sete. Quel tempo è inesorabilmente finito e chiunque di noi abbia tentato di farlo rinascere ha fallito. Segno questo, probabilmente, del fatto che è bene che quel periodo non debba tornare. Pertanto io non combatterò gli umani, né consentirò che voi lo facciate.»
Sul viso di Hunter comparve un sorriso di trionfo, appena accennato.
«Tuttavia» continuò «io non alzerò la mia mano contro di voi, perché dalla vostra razza provengo. Io vi ridò la legge antica che era stata abbandonata: voi non creerete nuovi vampiri senza il mio consenso e vi terrete il più possibile lontano dagli umani. Potrete bere, ma non uccidere. Il vampiro che violerà questo comando sarà punito dal suo decano. Il decano che lo trasgredirà dovrà fare i conti con l’ira del suo duca. Ed il duca che ardirà farlo conoscerà la mia.»
Le parole dell’Arcivampiro confermavano quanto avevo letto, seppur velocemente, nel Liber Lamiarum di Apollonio di Tiana. Tra i vampiri esistevano delle gerarchie, legate al rango del vampiro da cui si veniva iniziati, per così dire, alla non vita. Così, se non erravo, il Duca Gualpertus che mi fissava contenendo a stento la rabbia, doveva essere stato trasformato in vampiro da quello stesso Arcivampiro imprigionato da Manfredo Settala e dal mio antenato e distrutto poco prima dal Giovane.
«Ora andate» concluse l’Arcivampiro «l’Adunanza è sciolta e il tempo dell’alba è vicino. Tornate alle vostre tane e ricordate le mie parole.»
Come un’onda di marea che si ritira, i vampiri scomparvero mentre il grigio si dissolveva e noi ci trovavamo nuovamente nel giardino della villa. Fui rassicurato dal vedere nuovamente Amar accanto a noi. Più distanti stavano gli hunters, che interrogavano con lo sguardo il loro capo. Quest’ultimo, svanito anche Gualpertus, era l’unico testimone oltre noi di quanto era avvenuto nel grigio. Almeno per una parte degli avvenimenti.
«Sono contenta della scelta che hai fatto» Marzia sorrise all’Arcivampiro. «Sono certa che regnerai saggiamente.»
«Lo spero. Purtroppo il mio potere prevale sui vampiri, mentre per gli umani posso solo sperare nel loro buon senso.»
Il suo sguardo scivolò sull’Ammazzavampiri, che rimase impassibile e in silenzio.
«Mi avete aiutato» proseguì il Giovane «e per questo voglio farvi un dono. Spero che ne possiate fare buon uso.»
«Ci fu un tempo» disse infine «un tempo lontano di cui non restano che rovine, in cui alcuni della mia stirpe soggiogarono gli uomini, spingendoli a costruire per loro abitazioni grandi come montagne e a sacrificare il sangue delle vittime alla loro sete. Quel tempo è inesorabilmente finito e chiunque di noi abbia tentato di farlo rinascere ha fallito. Segno questo, probabilmente, del fatto che è bene che quel periodo non debba tornare. Pertanto io non combatterò gli umani, né consentirò che voi lo facciate.»
Sul viso di Hunter comparve un sorriso di trionfo, appena accennato.
«Tuttavia» continuò «io non alzerò la mia mano contro di voi, perché dalla vostra razza provengo. Io vi ridò la legge antica che era stata abbandonata: voi non creerete nuovi vampiri senza il mio consenso e vi terrete il più possibile lontano dagli umani. Potrete bere, ma non uccidere. Il vampiro che violerà questo comando sarà punito dal suo decano. Il decano che lo trasgredirà dovrà fare i conti con l’ira del suo duca. Ed il duca che ardirà farlo conoscerà la mia.»
Le parole dell’Arcivampiro confermavano quanto avevo letto, seppur velocemente, nel Liber Lamiarum di Apollonio di Tiana. Tra i vampiri esistevano delle gerarchie, legate al rango del vampiro da cui si veniva iniziati, per così dire, alla non vita. Così, se non erravo, il Duca Gualpertus che mi fissava contenendo a stento la rabbia, doveva essere stato trasformato in vampiro da quello stesso Arcivampiro imprigionato da Manfredo Settala e dal mio antenato e distrutto poco prima dal Giovane.
«Ora andate» concluse l’Arcivampiro «l’Adunanza è sciolta e il tempo dell’alba è vicino. Tornate alle vostre tane e ricordate le mie parole.»
Come un’onda di marea che si ritira, i vampiri scomparvero mentre il grigio si dissolveva e noi ci trovavamo nuovamente nel giardino della villa. Fui rassicurato dal vedere nuovamente Amar accanto a noi. Più distanti stavano gli hunters, che interrogavano con lo sguardo il loro capo. Quest’ultimo, svanito anche Gualpertus, era l’unico testimone oltre noi di quanto era avvenuto nel grigio. Almeno per una parte degli avvenimenti.
«Sono contenta della scelta che hai fatto» Marzia sorrise all’Arcivampiro. «Sono certa che regnerai saggiamente.»
«Lo spero. Purtroppo il mio potere prevale sui vampiri, mentre per gli umani posso solo sperare nel loro buon senso.»
Il suo sguardo scivolò sull’Ammazzavampiri, che rimase impassibile e in silenzio.
«Mi avete aiutato» proseguì il Giovane «e per questo voglio farvi un dono. Spero che ne possiate fare buon uso.»
Il prossimo capitolo, il 43, sarà pubblicato sabato 8 gennaio.
3 commenti:
Aspetto sempre con ansia il capitolo successsivo!
Ciao
Un dono? Mi fa pensare ai doni di Galadriel alla compagnia dell'anello (in questi giorni di vacanza mi sto ripassando la trilogia)...
Ciao!
Non riesco ad immaginare di che dono si tratti, ma credo in ogni caso che sarà un'altra dura lezione per gli ammazzavampiri (e soprattutto per tutti noi "umani").
Attendo curioso!
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